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mercoledì 15 febbraio 2012

Requiem for a Dream

Sono venuti a galla alcuni mostri che ho visto anni fa.
Sguardi spenti, persone nella penombra, incollate a un divano, senza sapere perché. Troppa gente stipata nello stretto bagno di un appartamento, e io, caparbia, che sgomito in quel tormento, che sto a galla solo per esserci, che mi raggomitolo nel letto, ma non è il mio. Ogni forza spremuta nel tentativo di rassicurare me stessa: "Va tutto bene".
Se avessi dovuto dare a quelle ore una colonna sonora, avrei scelto Requiem for a Dream, ma ancora non la conoscevo.
L'umiliazione per ottenere pochi minuti di attenzione, invece lì nessuno amava nessuno, tutti erano pieni del proprio vuoto, e io cercavo affetto nel posto sbagliato.
Solo arroganza, un vago sentore di inutile superiorità, tanto schifo. Tutto surreale. Dovevo andarmene, ma sono rimasta, testarda.

A volte siamo i consapevoli responsabili dei nostri traumi. Ecco cosa facciamo fatica a perdonarci.

sabato 1 ottobre 2011

Bad ghosts

Altra nottata di incubi provenienti dal passato. E' quasi come se stessi ricostruendo la sua vita nei miei sogni, per fortuna non così assiduamente come qualche tempo fa. Ora urlo, gli dico di sparire, e tutto sommato è già un po' una vittoria. Arriverà il giorno in cui potrò reagire definitivamente anche nella realtà. Per il momento quello strano sapore amaro che resta dopo i sogni, sonnecchia da qualche parte nei miei occhi stanchi e nel mio respiro incerto, ma non intendo dargli troppo tempo: è solo un fantasma astioso, e i morti non parlano.

"Apri gli occhi: non avrai bisogno di nient'altro. Il cuore mente, e la testa gioca strani scherzi, ma gli occhi vedono la verità. Vedi con i tuoi occhi. Ascolta con i tuoi orecchi. Assaggia con la tua bocca. Annusa con il tuo naso. Senti con la tua pelle. Dopo tutto questo viene il pensiero, solo dopo, e in tal modo potrai conoscere la verità". (G. R. R. Martin - Il grande inverno)

martedì 23 agosto 2011

Ancora archeologia

Purtroppo le cose non migliorano.
Non molto tempo fa, sul Tg2 è andato in onda un servizio sui volontari nei cantieri archeologici, persone non pagate che, anzi, pagano per passare le ferie di agosto facendo gli "Indiana Jones", come sembrava suggerire la musichetta di sottofondo (e sia chiaro, per me Indiana Jones è un mito, ma so bene che io e lui non facciamo lo stesso lavoro). L'Associazione Nazionale Archeologi aveva già provveduto a denunciare la cosa e a cercare di sensibilizzare l'opinione pubblica sul nostro problema: professionisti che studiano minimo 7 anni (minimo!) per fare un lavoro rigoroso al servizio della comunità e della storia, la maggior parte disoccupati, anche a causa di queste discutibili iniziative, spesso mal tutelate.
Nel mio piccolo mi attivo per cercare di far capire, ancora una volta, la condizione della nostra cultura nazionale. Non vi sentite un po' tutti presi in giro?

Scavi in mano ai "turisti dell'archeologia", e le associazioni si arricchiscono


lunedì 25 luglio 2011

Cultura e profitto

"Quando si parla dei tagli alla cultura tutti si premurano di dimostrare che la cultura porta profitto, ma perché? Ma chi l’ha detto che tutto deve portare profitto, quando sappiamo che non è vero? Perché la missione in Afganistan non porta profitto, il Ponte sullo Stretto non porterebbe profitto, ormai persino l’alta velocità porterebbe ben poco profitto, perché proprio la cultura dovrebbe essere obbligata a portare profitto?" (Natalino Balasso)

Lettera a Luigi Meneghello sulla “cultura”

domenica 10 luglio 2011

Ognuno ha quel che si merita?

Certo studiare Economia e Gestione dei Beni Culturali per sostenere un esame domani apre gli occhi su tante situazioni al limite dell'improbabile in un'Italia per la quale i Beni Culturali sono stati definiti il "petrolio della nazione". Leggi ferraginose e contraddittorie, riconoscimenti fasulli, elenchi ministeriali che ancora non vedono la luce nonostante l'entrata in vigore della legge di riferimento e assenza di qualsiasi provvedimento, penale o amministrativo, per chi contravvenga alle disposizioni in materia di archeologia preventiva nei lavori pubblici. Mentre il sistema si diverte a far diventare scemi i suoi cittadini, chi ci guadagna? Non certo noi.
Intervista ad Astrid D'Eredità, giovanissia segretaria nazionale dell'ANA (Associazione Nazionale Archeologi), su LaRepubblica del 20 giugno: Leggere per credere.

L'Italia peggiore

Fonte: ANA























... perché i soldi, se ci va di lusso, noi li vediamo solo così.

mercoledì 8 giugno 2011

I'm not scared

Ho grandi, enormi problemi con il mio inconscio. E' insistente..! C'è chi non si accorge di averlo, io ne avrei da regalare.
Altra nottata di incubi. Un incubo, per la verità: solite persone, tutto molto reale, i miei accumuli di cose non dette che finalmente sfogo e che però cadono nel vuoto, non hanno potere. Fin qua ho già capito che è inutile pensare che a persone cui ormai non interesso più (e meno male!) - e che con ogni probabilità non si sono mai interessate a me, alla mia vera essenza, che non hanno neanche mai provato a capirmi, o semplicemente non hanno mai voluto - le mie parole facciano qualche effetto. Continuano a farsi, giustamente, la loro vita e io dovrei fare altrettanto, anzi, a rigor di logica dovrei farlo soprattutto io!
Non è che non stia vivendo serena e pacifica, eh! Non ho chiodi fissi, pensieri ricorrenti, istinti isterici, come alcuni mesi fa, è il mio maledetto inconscio che continua a ripropormi sempre le stesse cose. Il risultato è che la mattina mi ritrovo catapultata in un mondo in cui non valgo niente, nel quale non ho speranza, in un universo fatto di lacrime e rabbia, nel quale l'unico pensiero, nel malessere totale, è: Vendetta! Vendetta! Giustizia! Giustizia!
Ormai ho capito da diverso tempo che prendermela con lui non ha senso, non voglio farlo perché è inutile e dannoso. Pensavo che questa consapevolezza bastasse, tant'è che gli incubi non erano più tornati.
Purtroppo però credo sia utopico pensare di aver metabolizzato un trauma durato quattro anni, che ha lentamente e silenziosamente demolito la mia persona, in soli sei mesi di alti e bassi. D'altra parte mi chiedo: è venuto forse il momento di cominciare ad interrogarmi sui molteplici significati della parola "perdono"? Porterà davvero alla pace? Quale? Non può esserci pace fra noi. E se è così che la penso, se prevale il desiderio che il mondo lo faccia soffrire almeno il doppio di quanto ho sofferto io, come scovare un angolo del mio cervello in cui possa trovare una qualche forma di perdono?
Che stia solo invocando a gran voce Indifferenza, senza pensare che se ancora la chiamo vuol dire che non è neanche vicina?

"Considero "amore" il sentire che interviene di fronte a ciò che valuto un bene per me; l'atto o l'insieme degli atti che hanno il potere di ricrearmi e di aumentare il grado d'essere di cui dispongo. Considero "odio" il sentire che interviene di fronte a ciò che valuto come un male per me; l'atto o l'insieme degli atti che pongono un "segno meno" davanti a me, gli altri e le situazioni della vita". (L. Maria Zanet - Decifrare l'esperienza)

martedì 24 maggio 2011

Camomile and Nightmare

Camomilla e a letto.

Ho bisogno di rilassarmi: a volte capita di doversi riposare... dal far niente. Ci sono giornate, come questa, che magari combini qualcosa ma tirando le somme, la sera, ti accorgi che in fondo non hai fatto niente. Solo perché non ci metti te stesso! Ecco, fai le cose, così, con la testa persa in altro, fuori controllo. Ma nel vero senso della parola. Magari lo fosse per una preoccupazione vera, una felicità insperata: no no! Niente: né tristezza, né gioia. Solo attesa.

Aspetti che qualcosa cambi, che qualcuno ti faccia "cu-cu" dal nulla...
... ma soprattutto speri di smetterla di aver paura dei fantasmi, solo perché di notte, a volte, fanno "buuu" e risultano anche poco credibili! E' davvero ora che la finisca di preoccuparmi di quello che succederà nella mia testa in fase REM. Ecco, dopo aver divagato con vampiri da dover fermare (che sembravano mia sorella quando cercava di mordermi da piccola: fastidiosi e basta) e Barbie basse con tacchi vertiginosi -sogni a dir poco esilaranti e distensivi- ho pensato: wow sono guarita! ... No dico, ma quando imparerò a non dare suggerimenti al mio cervello?

Consiglio per tutti coloro che hanno problemi di seccanti sogni ricorrenti: non - pen - sa - te - ci.

Io me li chiamo! La mattina appena ho un attimo di coscienza penso "evvai, non l'ho sognato!". In quel momento pregate di avere la forza di alzarvi con la sveglia perché, se la ritarderete, cadrete nell'incubo che volevate evitare, è matematico. E' sempre bene ricordare che il cervello non conosce il comando "NON": provate a pensare che non dovete pensare ad una determinata cosa... fatto? A cosa avete pensato? Ecco. Che sia da monito prima di tutto a me stessa, è ora di finirla!
Potreste ritrovarvi nella situazione paradossale (la mia) di aver già risolto la maggior parte dei problemi reali, ma quelli che continuano ad accadere nell'irreale non vi permettono di chiudere definitivamente una porta. Detto in altre parole: l'esperienza vissuta solo nella mente condiziona prepotentemente la realtà. Ben misero destino, soprattutto se si tratta di cattivi pensieri.

Insomma, non c'è davvero niente che dovrebbe distrarmi, le cose le capisco, sono anche persa in pensieri decisamente più allettanti, eppure a volte l'inedia riesce lo stesso a farla da padrona. Ti dici: dovrei uscire a fare due passi, e contemporaneamente pensi: troppa fatica mettersi le scarpe.
Domani si vive seriamente, senza storie. E stanotte speriamo che il rimedio delle erbe dia pace ai sogni.

Mi piaceva costruire disneyland attorno al castello... quand'è che mi si darà la possibilità di continuare da dove ho sospeso? Forse è tutta colpa dei giochi, ma che divertimento è se non ci sono?


domenica 22 maggio 2011

Blog and Muses

Riordinando il blog ho deciso di inserire delle "pratiche" etichette per dare la possibilità di scorrere le pagine per argomento. Giusto per complicarmi (e soprattutto complicarvi) la vita, ho deciso di assegnare una Musa ad ogni "estensione mentale".

Calliope: ogni manifestazione artistica visiva (anche se, per onore del vero, Calliope è la musa dell'epica);
Clio: la musa della storia;
Erato: tutto ciò che riguarda l'amore;
Euterpe: dea della musica;
Melpomene: la tragedia (leggi anche sfiga/manifestazioni depressive... bleah);
Polimnia: la mental extension per eccellenza, la filosofia;
Talia: la commedia, perciò tutto ciò che riguarda un po' la mia vita, le mie foto e cose divertenti random.

Mancano all'appello Tersicore e Urania... ma non è detto che non approdino anche loro, un giorno!

Non resta che augurare good trip!

martedì 10 maggio 2011

Pessimo

;Appena andato a puttane l'hard disk (esterno). Come ci si sente a non sapere se si recupereranno anni della propria vita? Non bene.
Dev'esserci qualcuno che porta sfiga.

mercoledì 13 aprile 2011

Panta rei

"La verità (...) a noi tocca non dirla, ma intenderla e non contraddirla" (L. Muraro)

Da 15/03/2011

I miei pensieri sono fatti di ricordi che fanno ancora troppo parte del mio cerchio di vita. Quasi un anno, intervallato da una parentesi di fiducia e speranza, che mi ha colpita più a fondo, forse dritto dove doveva colpire. Non sono sconfitta, ho perso una battaglia perché mi sono ritirata in nome della pace. Della mia pace. Ma l'altra parte crede di aver vinto, e la sua inutile baldanza può ferire. Non deve. Non lo farà a lungo.
Il tempo e le mie pagine bianche, la mia anima di madre e di figlia, sapranno andare oltre i giudizi di silenzio. La ruota, girando, solcherà luoghi che non ci apparterranno più, e che saprò riconoscere e amare come solo miei. Occorre pazienza.
Guarderò scorrere ricordi inquinati, che fanno male solo perché faccio corrispondere loro profumi che ho sentito solo io, emozioni vissute grazie ad un amore puro. Malriposto, ma puro.
Prima o poi, in mezzo alla corrente, riconoscerò altri colori, nuovi bagliori, poi fuochi e incendi.
Il mio futuro ancora si mescola con la paura del passato. Scorrerà, scorrerà, ma non aspetterò rassegnata. Anche io sono corrente. Siamo tutti corrente.

giovedì 31 marzo 2011

Never ending quantity time



Yet another sluggard hour stumbles past,
it's no wonder life looks better through the bottom of a glass.
these bitter litanies you keep repeating,
are verbal fingers down my mental blackboard screeching.
Each moment in your company,
was of more quantity than quality.
My hopes and dreams - transparent phantoms,
this wayward son's irrational anthems.
Not worth spending quantity time,
life is hunger - life is pain.
Never ending quantity time,
toe the line - take the strain.
Awake in bed in quantity time,
hate to say I told you so.
Long time dead in quantity time,
next stop Hell - not far to go.
My vision is obscured - blurred by tears of anger,
these four walls a prison where I rot in stagnant languor.
My broken heart screams out "Someone repair me" -
or please lay me in the cemetery.
'Cause you've taken all that's best, you see,
so I'll lay to rest the rest of me.
You cannot hold a dream to ransom -
or silence my irrational anthem.
Not worth spending quantity time,
life is hunger - life is pain.
Never ending quantity time,
toe the line - take the strain.
Awake in bed in quantity time,
hate to say I told you so.
Long time dead in quantity time,
next stop Hell - not far to go.

martedì 29 marzo 2011

Battuta d'arresto. Di nuovo al galoppo.

Spesso, quando tutto sembra fili liscio, quando si sente di nuovo di respirare la vita, ecco che qualche fantasma rispunta pretendendo un tornaconto personale. Tutto qui. Chissà come pensava che certe cose facessero bene anche a me? "Povera scema innamorata", probabilmente è tutto quello che continuerà a credere. Amen.
Il giudizio degli altri a volte pietrifica, in certi casi poi è quasi impossibile sfilarselo di dosso, ma il segreto è tenersi sempre bene ancorati alla terra della realtà, e proseguire nel proprio volere e nella propria giustizia. Un giorno, oltre che nella mia testa, potrò anche esclamare a gran voce: "Tu non hai nessun potere su di me" (Labyrinth). E sì, se la tenga la gloria. La ruota gira.

Burne-Jones - The Wheel of Fortune

Credo che questa sia finalmente una buona occasione per riportare quello che avevo scritto un paio di settimane fa, sperando che non si legga disperazione, ma solo una situazione di fatto, e che qualcuno possa comprenderla, o semplicemente apprezzarla, per quella che è.


18/03/2011

"Mi sento braccata. Sono una donna vittima della sua condizione o ne sono parte attiva?
Vedo una ragazza sorridere, dal finestrino del treno, e penso a me, a quando sorridevo allo stesso modo dopo aver ricevuto un messaggio, un'attenzione, dall'uomo di cui ero innamorata. Si può essere felici per altro? Ho mai riso da sola, in quel modo, per altro? Davvero si riduce tutto a questo? E perché sono triste, adesso? Ancora per questo!
Eppure sento un'insofferenza, come se mi agitassi per liberarmi, ma senza troppa convinzione. Rassegnata a dover provare queste emozioni, a non poter scappare, come se fosse inutile.
Quanto è giusto accettare tutto questo? E quanto dovrei forzarmi se non lo facessi? Ecco dove mi sono incastrata: in qualche punto fra la consapevolezza che è ingiusto che io provi sofferenza, e la convinzione che non è ribellandomi ad essa che mi libererei.
Dove vado?
Perché, se dico a me stessa "Sono una donna", il termine mi porta irrimediabilmente al confronto con l'uomo? Con gli uomini? Come se il mio valore dipendesse dall'averne uno accanto, ed esserne felice (per carità)?
Come posso trovare una mia dimensione?
Mi conosco da quando sono nata. Io sono l'unica persona che non mi ha mai, davvero, abbandonata. Però, quando io stessa mi dico di amarmi, in tutta onestà dovrei rispondermi: non ci riesco! Ecco il vero nocciolo della questione! Io riesco ad amarmi solo quando sono amata, perché scopro che riesco a stupire un'altra persona, che posso darle tanto. Io non riesco a stupire me stessa, non saprei da dove cominciare! E non sopporto più che un uomo riesca a vedere in me ciò che io non vedo! Mi correggo: mi sono più volte piacevolmente stupita di me stessa, in condizioni di serenità e libertà (ma sempre con qualcuno accanto) e non reggo il pensiero che la persona con cui condividevo tutto questo non se ne sia accorta, non se ne sia innamorata come stavo facendo io.
E' questo che mi ha schiantata? E' questo che quest'estate stavo facendo, anche da sola, e che ora non mi riesce più? E' stanchezza? Rassegnazione? Insofferenza? Paura? Cosa c'è che non va?
Dove sono?
Devo uscire di qui. E sto aspettando qualcosa, non so cosa, che mi dia la certezza che quando varcherò la soglia del mio isolamento, sarò davvero pronta. Il punto è che non so cosa aspettare, non so in che forma si manifesterà, come me ne accorgerò, cosa mi capiterà. So che devo farlo da sola ma, se è così, sto facendo tutto il possibile? Che cos'è, poi, tutto il possibile? E' tutto nuovo e vagamente spiacevole. E, se dipende da me, dovrò pur fare qualcosa, no? Qualcuno mi dica cosa!
No. Nessuno. E' giusto così.
Forse un giorno, semplicemente, mi stancherò di guardare il cielo fra le sbarre e vorrò vederlo intorno a me".

Se una persona crede davvero che tu possa solo reagire come lei, vuol dire che di te non ha mai capito niente. Forse è per questo che non ti ama.

sabato 26 marzo 2011

L'archeologo? E' sottoterra

Un servizio speciale dell'Espresso, in uscita per il 31/03/2011, denuncia l'attuale condizione di chi lavora nel settore dell'archeologia, al limite della legalità ed in piena, costante, precarietà.
Ecco come tratta l'Italia i suoi professionisti della cultura. Invito tutti a leggerlo e a farsi un'idea di quanto faticosamente respira il nostro patrimonio nazionale.

L'archeologo? E' sottoterra.  (Source: ANA - Associazione Nazionale Archeologi)


venerdì 11 marzo 2011

I miei sogni più puri

"Punti di forza in tempeste di vento, fragili forme consumate dal tempo. Trasformerò le ferite profonde e le parole in sospiri di amanti"

(Nathalie - Vivo sospesa)


domenica 27 febbraio 2011

Delle ferite del leone e della saggezza del sasso

Le tre metamorfosi di Zarathustra

"La mia forza presi in mano e andai contro al mondo, / ... presi la mira, lanciai il sasso / ma fui la sola a cadere". (E. Dickinson)

Come legare Nietzsche e il suo leone al sasso di Emily Dickinson? A tutta prima, leggendo il breve passo della scrittrice, si è tentati dal pessimismo. Una persona si arma verso il mondo e si schianta, vinta. Non c'è speranza, dunque?
Il leone di Zarathustra mi ha da sempre affascinata. L'"io voglio" forse riassume il mio credo: la fiducia nel poter andare oltre tutto ciò che diamo per scontato. Millenni di storia che hanno plasmato la nostra cultura, pochi decenni di televisione che hanno costruito nuovi valori (o disvalori) e nuove morali (quanta moralità dalla bocca di tutti!). Mi sono sempre sentita chiamata a scardinare tutto questo, a chiedermi il perché di tutto, a mettere in discussione qualsiasi cosa per decidere della sua morte o della sua salvezza. Trasformare l'"io devo" in "io voglio", cambiare prospettiva. Perché devo fare qualcosa? Non sarebbe poi meraviglioso se capissi che è anche ciò che voglio? Ho compreso che potevo farlo, che chiunque può farlo, che questa sottigliezza non era affatto banale e che era l'ingresso verso il pensiero libero.
Ogni cosa però rivela ben presto le sue difficoltà, ed eccomi come la Dickinson, a far guerra contro il "mondo" e ad accorgermi che "l'impari confronto mi butta indietro verso regioni troppo presto abbandonate" (L. Muraro). Le regioni che ho abbandonato troppo presto sono ciò che forse non ho mai smesso di essere, pur non accettandolo. Per fare un esempio: apprendete un concetto che vi sembra vi appartenga e immediatamente, esultanti, vi sentite in grado di metterlo a compimento nel migliore dei modi, fiduciosi che non sbaglierete, perché la verità che tenete in mano è troppo forte. Solo che, forse, non è ancora così radicata, non ancora del tutto compresa, in parte travisata.

Rispondere alla chiamata di andare "oltre" è un obbligo etico che sento, e continuo a sentire. Sognare e teorizzare di farcela è un po' come immaginare l'infinito oltre la siepe di Leopardi. Alzarsi e partire è ciò che si dovrebbe sentire di fare per se stessi. Ecco che, allora, se le nostre "armi", le nostre conoscenze appena apprese con gioia, sono ancora acerbe o utilizzate male, a volte capita di azzardare, e di incominciare a combattere battaglie dall'esito incerto.
Forse non è nemmeno questo il problema. Non la certezza: ogni scommessa è dubbia, per definizione.
Allora perché capita che il lancio del sasso faccia cadere noi?
Io ho cercato di andare oltre ogni ragionevole limite del mio essere.
Sono capitata nel mezzo di una battaglia che non avevo cercato, e tuttavia non mi sono ritirata. Consapevole di possedere la visione e la forza del leone mi sono gettata nel bel mezzo della confusione, della delusione e dello sconforto. Lì, sul campo di battaglia, ho creduto di scorgere un bagliore, una scaglia dorata del drago "io devo". Forse ho voluto vederla, per dare un senso immediato a ciò che stavo provando, a quello che mi si chiedeva di fare, al tumulto in cui mi ero ritrovata. In cerca disperata di una risposta alla domanda "Posso fare ciò che mi viene chiesto? Posso andare così oltre le mie convinzioni e i miei limiti?". La risposta "sì" implicava necessariamente la presenza di un drago su cui avventarmi, e proprio perché avrei disperatamente voluto rispondere "sì" ho creduto di vederlo.
Ricordo di aver detto: "Ho combattuto contro una delle scaglie d'oro del drago con ogni violenza, perché questa volta era un nemico impossibile. Ora sono stanca, e non so ancora quale sarà l'esito di questo scontro. Sono però carica di rabbia e smonterò il mio campo urlando, prima di addormentarmi".
Emily Dickinson scagliò il sasso, ma fu lei a cadere. Io mi gettai sul drago, ma trovai su di me le ferite.
Il drago? Una illusione. Il nemico? Me stessa.
Terminata la follia ero io ad aver perso contro quella che non avevo riconosciuto essere la mia vera volontà. Ho ringraziato il dolore che ho sentito, perché mi ha dato la possibilità di conoscere di più chi sono. Dico di più perché mi trovo ancora in medias res. Attraversavo una "landa di insensatezza", convinta che non lo fosse, ma "ho lasciato entrare nella mia mente un semplice pensiero" (L. Muraro) che mi ha aiutata a ritrovarmi, ed è questo: il limite.
Le persone parlano di limiti come di una cosa tendenzialmente negativa, e anche io la vedevo così. Però, dopo essere caduta nel tentativo di lanciare il sasso, ho compreso che posso vedere i limiti come dei paletti che definiscono i confini di ognuno di noi. Ogni tanto, ma costantemente, dovremmo occuparcene. A volte vanno sradicati, ripuliti, e ripiantati sempre più in là, per comprendere nuova terra fertile, nuovi orizzonti. Vanno rimossi e riposizionati per cancellare i vari "io devo", cioè i dogmi, le certezze mai messe in discussione. Però non possiamo fingere che non esistano, non possiamo non accettarli. Ho capito che è bene che mi renda conto - che tutti ci rendiamo conto - che quei limiti sono anche le radici più profonde del nostro essere, il disegno della nostra sagoma in continua trasformazione, i nostri "io voglio", anche se temporanei e in crescita.
"Fine del servizio simbolico, eccomi indipendente dall'universale, assoluta nel senso letterale e figurato della parola, sciolta da comparazioni, incomparabile, incondizionata, libera". (L. Muraro)
E tutto grazie alla saggezza del sasso e alle ferite del leone.

sabato 12 febbraio 2011

giovedì 10 febbraio 2011

Il Caimano - Scena finale



"Se l'essere umano è l'ente chiamato a decidere il possibile, allora il non pensare liberamente è segno di una vita non vissuta nella sua essenza: una situazione, questa, decisamente problematica, perché fa dipendere il nostro agire dalle decisioni di altri. (...) Infatti chi tende a restare nel non-pensare si adegua passivamente ai nuovi codici senza avvertire la necessità di un'interrogazione etica sulla sensatezza o meno di quanto sta accadendo".

(L. Mortari - A scuola di libertà)

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