Ho grandi, enormi problemi con il mio inconscio. E' insistente..! C'è chi non si accorge di averlo, io ne avrei da regalare.
Altra nottata di incubi. Un incubo, per la verità: solite persone, tutto molto reale, i miei accumuli di cose non dette che finalmente sfogo e che però cadono nel vuoto, non hanno potere. Fin qua ho già capito che è inutile pensare che a persone cui ormai non interesso più (e meno male!) - e che con ogni probabilità non si sono mai interessate a me, alla mia vera essenza, che non hanno neanche mai provato a capirmi, o semplicemente non hanno mai voluto - le mie parole facciano qualche effetto. Continuano a farsi, giustamente, la loro vita e io dovrei fare altrettanto, anzi, a rigor di logica dovrei farlo soprattutto io!
Non è che non stia vivendo serena e pacifica, eh! Non ho chiodi fissi, pensieri ricorrenti, istinti isterici, come alcuni mesi fa, è il mio maledetto inconscio che continua a ripropormi sempre le stesse cose. Il risultato è che la mattina mi ritrovo catapultata in un mondo in cui non valgo niente, nel quale non ho speranza, in un universo fatto di lacrime e rabbia, nel quale l'unico pensiero, nel malessere totale, è: Vendetta! Vendetta! Giustizia! Giustizia!
Ormai ho capito da diverso tempo che prendermela con lui non ha senso, non voglio farlo perché è inutile e dannoso. Pensavo che questa consapevolezza bastasse, tant'è che gli incubi non erano più tornati.
Purtroppo però credo sia utopico pensare di aver metabolizzato un trauma durato quattro anni, che ha lentamente e silenziosamente demolito la mia persona, in soli sei mesi di alti e bassi. D'altra parte mi chiedo: è venuto forse il momento di cominciare ad interrogarmi sui molteplici significati della parola "perdono"? Porterà davvero alla pace? Quale? Non può esserci pace fra noi. E se è così che la penso, se prevale il desiderio che il mondo lo faccia soffrire almeno il doppio di quanto ho sofferto io, come scovare un angolo del mio cervello in cui possa trovare una qualche forma di perdono?
Che stia solo invocando a gran voce Indifferenza, senza pensare che se ancora la chiamo vuol dire che non è neanche vicina?
"Considero "amore" il sentire che interviene di fronte a ciò che valuto un bene per me; l'atto o l'insieme degli atti che hanno il potere di ricrearmi e di aumentare il grado d'essere di cui dispongo. Considero "odio" il sentire che interviene di fronte a ciò che valuto come un male per me; l'atto o l'insieme degli atti che pongono un "segno meno" davanti a me, gli altri e le situazioni della vita". (L. Maria Zanet - Decifrare l'esperienza)

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