"Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuovi orizzonti ma nell'avere occhi nuovi". (Marcel Proust)
Prima cosa che ho capito in una mattinata passata a ragionare al telefono con mia sorella di due notti di maledetti incubi realistici: ha ragione Proust.
Inutile che stia qui ad aspettare che qualcosa cambi dal nulla, o che mi rassegni alla ciclicità "adesso ci penso - poi non ci penso più per un po'". Ho tante paure: paura che stavolta non riesca a farcela da sola; paura di perdonarmi, perché dovrei adottare la stessa indulgenza nei suoi confronti; paura del tempo che ci metterà ogni sofferenza a sparire; paura che la mia impazienza di stare finalmente del tutto bene non mi permetta di affrontare tutto il male.
Tuttavia una cosa è certa: il tempo non risolve nulla se non siamo noi i primi a cambiare prospettiva, a riappropriarci delle nostre azioni, a farne di nuove.
So che questi brevi periodi, per me assolutamente insopportabili, sono una spia della confusione che precede l'ordine. Cambiamenti, di qualsiasi genere, grandi o piccoli, generano caos, ma è un po' come quando si decide di spostare qualcosa in casa: inizialmente è tutto ammassato in corridoio, e poi ogni cosa ritrova i suoi nuovi spazi.
E' inutile sperare di superare dei problemi se li si affronta sempre con gli stessi pensieri. Avere pensieri nuovi, essere nuovi, questo sì aiuta a cambiare prospettiva.
Se lasciamo che la vita, le esperienze, gli incontri, le piccole azioni quotidiane, le scelte, gli errori, ogni cosa ci cambi lentamente, cambieranno anche i nostri "occhi". Spesso tutto questo viene confuso col tempo, ma quella è solo una misura di quantità, ciò che conta è, come sempre, la qualità.
Come direbbe la mia coinquilina: "Avanti!".
"Succeda quel che succeda, i giorni brutti passano, esattamente come tutti gli altri". (William Shakespeare)

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