giovedì 9 febbraio 2012

In-Civiltà

Spero veramente che la nostra civiltà, per come è oggi, si estingua il più velocemente possibile, e lasci solo vergognose pagine sui libri di storia. Ecco come ci stiamo distruggendo, lentamente, nell'indifferenza.


I hope that this image travels the world . . .

"While newspapers and television talk about the lives of celebrities, the chief of the Kayapo tribe received the worst news of his life: Dilma, "The new president of Brazil, has given approval to build a huge hydroelectric plant (the third largest in the world). It is the death sentence for all the people near the river because the dam will flood 400,000 hectares of forest. More than 40,000 Indians will have to find another place to live. The natural habitat destruction, deforestation and the disappearance of many species is a fact."
What moves me in my very bowels , making me ashamed of being part of Western culture, is the reaction of the chief of the Kayapo community when he learned of the decision—his gesture of dignity and helplessness before the advance of capitalist progress, modern predatory civilization that does not respect the differences . . ."
 


Random thoughts

E' un po' che non scrivo, ed è già un anno che ho aperto questo spazio di coscienza... Rinnovo del look e tanti pensieri.


07/01 - Sta capitando, ricapiterà, sarà simile o diverso, ma non devi perdere fiducia. La vita ti sta dimostrando quanto riesca sempre a soprenderti.

08/01 - Magari non è detto che se una storia ingarbugliata non sia finita bene per me, voglia dire che non possa finire bene per qualcun altro.

Una mano che non stringe l'altra scivolerà sempre, perché per quanto sia stretta dall'altra gli mancherà sempre la volontà di non cadere. Solo due mani che intendono stringersi non si lasceranno, né cadranno mai, anche se, ogni tanto, avranno bisogno di stringersi più forte.

17/01 - E' possibile che in alcuni momenti in cui si è "soli" si tenda a proiettare fuori da sé il desiderio di un amore intimo, privilegiato, puro, buono? Anche indipendentemente dalla persona che diventa oggetto di questo? E allora perché una non vale l'altra? Forse alcune colpiscono per qualcosa che in quel momento ci manca, per gesti o parole insignificati in altri contesti. Allora come ci si accorge, in quei momenti, se il sentimento che proviamo è reale o se è solo il bisogno di colmare un vuoto? Forse dipende proprio solo da questo: tutto nasce in un momento, ogni storia ha un tempo "zero" nel quale due persone si cercano, si incontrano e creano una serie inaspettata di altri momenti.

Un altro sorriso, un altro sole, altri affetti, così tanti occhi! Non essere impaziente: "everything's going to be ok".


18/01 - Le persone non si muovono perché temono di ferirsi: hanno paura di provare dolore. Se ognuno di noi è paralizzato, però, come possiamo pretendere che qualcun altro vemga verso di noi?
Si tratta di una danza? Si fa un passo, due, tre... Dopo quanti passi bisogna fermarsi, prima di accorgersi che si sta ballando da soli?

30/01 - Leggi, scrivi, osserva, muoviti. Liberati. Liberati. Liberati con tutte le armi che puoi.
Ecco il dolore, lascialo entrare: un sogno s'infrange, altri verranno a bussare.

08/02 - "Beata solitudo. Sola beatitudo".
A volte si aspetta l'inaspettato, senza pensare che, proprio perché è inaspettato, non si può aspettare!

Forse non ne sento il rumore, ma la ruota continua a girare. Non ha mai smesso, da quando ho voluto che lo facesse. Da quando l'ho voluto davvero.


venerdì 30 dicembre 2011

Blackboard

Questa sera i miei pensieri vanno a quei piccoli pezzi di lavagna sporca che nessuno ha mai pulito. Che fastidio.

giovedì 29 dicembre 2011

Alex Cherry: Ink and Passion

"Non fidarti della momentanea bonaccia: fa presto il mare ad agitarsi; nello stesso giorno le barche affondano là dove si erano spinte per diporto. Chiunque disprezzi la propria vita, è padrone della tua". (Seneca)

































Alex Cherry: Ink and Passion

Source: DeviantART

lunedì 26 dicembre 2011

Come l'onda fa col mar

"- Volevo soltanto chiederle che strada devo prendere!
- Be', tutto dipende da dove vuoi andare!
- Oh veramente importa poco purché io riesca...
- Be', allora importa poco che strada prendi!"

(Alice nel Paese delle Meraviglie)


Queste vacanze di Natale arrivano dopo almeno una settimana di festa, durante la quale ho conosciuto un sacco di persone nuove, e ne ho riviste altre che mi hanno inaspettatamente e inspiegabilmente colpita.
E' già da un po' che sento il bisogno di riflettere e di fare ordine su alcune cose, e certo l'ultima sorpresa non ci voleva a turbare la mia infinita calma.
Ho finalmente trascorso un periodo natalizio sereno, senza ansie o tristezze che ne avevano rovinati così tanti... E' una novità che apprendo con gioia, perché da ora in poi saprò cosa significa stare bene da soli, o almeno cominciare ad assaporarne tutti i vantaggi! Ironia della sorte, dal nulla, spunta un pensiero che mi coccola e mi scalda il cuore, ma che non riesco a sviluppare, né a comprendere, e verso il quale, tutto sommato, sento paura.
Purtroppo credo di aver paura che questo pensiero non sia ricambiato nella sua ingiustificata intensità. Il mio pensiero persevera da quattro giorni: sfuma, rispunta, forse prima o poi mi abbandonerà, e probabilmente sarà meglio così, perché alla sua intensità non corrisponde una forte convinzione.
E' il pensiero di cose belle, e mi sconcerta corrisponda a lui. Anzi, è proprio del tutto assurdo.
Questi pensieri, che mi strattonano da una parte all'altra, non mi danno pace, ma so che non cercano di infastidirmi, vogliono solo essere compresi. Purtroppo per loro non ho nomi da dare, nè risposte soddisfacenti. Nella mia infinita confusione, infatti, vorrei essere solo egoisticamente certa di scoprirmi oggetto incontaminato dei suoi pensieri e della sua volontà, solo per non correre il rischio di essere io a soffrire.
Che inutili precauzioni! Perché non riesco ad occuparmi solo della mia, di volontà? Dovrebbe precedere qualsiasi altra congettura! Forse deriva proprio tutto da questo: che devo ancora riabilitare pienanamente me stessa; che devo ancora comprendere davvero cosa ritengo indispensabile.
Questo è uno dei buoni propositi per l'anno nuovo: ritrovarmi ed evitare pensieri troppo fuorvianti (ma quale lo è, davvero?), almeno quelli che non dispongono di solide basi sulle quali riflettere.
Per tutto il resto: "Que sera, sera"!

Per una volta sono assolutamente certa di una cosa: ho almeno imboccato la strada giusta.

"Le cose cambiano, rapide più dei perché...
... poi si confondono, scelgono loro per te"

giovedì 15 dicembre 2011

Schiuma come argento soffiato

Un  rilassarsi vicino alla perdita dei sensi, e una voce che sussurra dall'interno, dolce: Senti la sensazione di abbandono dal Controllo? Senti di l'assenza di potere sulla tua coscienza? Non ti stai divertendo? Non stai davvero bene?
Un sorriso dice di sì, ed è il mio. E quando sollevo le mani dall'acqua sono morbide rocce, con laghi frastagliati nei palmi, e trasparenti ragnatele di edera perlacea: pizzi di sapone. Oppure sgargianti stalattiti, gocciolanti calda umidità.
Che bello vedere tutto questo, perdersi in mondi che solo la nostra mente ci dice essere immaginari. E' proprio abbandonando per un attimo la consapevolezza della realtà che vi si ha accesso.
L'eccesso di gioia, per un attimo, mi guida verso il confronto con il passato, e il rischio di svegliarsi in una finzione indotta da troppo ottimismo è forte. Ma che male c'è nel ricordo, se il presente è migliore?
E' davvero sorprendente la meraviglia che può provocare una cosa da poco come un bagno!

mercoledì 9 novembre 2011

I hated

L'odio consuma. Già, mi direte, fortuna che l'ho capito. Sì, in realtà l'odio mi aveva già consumata un'altra volta nella vita, solo una, ormai quasi dodici anni fa. Si sa, il tempo non fa dimenticare ma attenua, e un sentimento accecante come l'odio non si rifiuta con tanta facilità.
C'erano tanti segnali che potevano avvertirmi e tante voci, ma ho voluto essere cieca e sorda.
Alcune persone a me vicine mi hanno lasciata bruciare, e credo siano state le più sagge. Già, perché altrimenti non mi sarei mai neanche avvicinata ad un'uscita, forse. "E' troppo presto", mi hanno detto, ma non capivo. Sono una persona impaziente, quando desidero qualcosa vorrei averla subito, e io desideravo solo stare ancora bene, ridere di gusto e diventare finalmente indifferente. Ho creduto di vedere una scorciatoia nel male: nel vedere tutto male. Non mi ero accorta del precipizio in fondo alla strada. Se si impacchetta il proprio passato e lo si demolisce, questo diventa un errore - un errore con tremende ripercussioni sul presente - ed è solo questione di tempo prima di rendersi conto di chi sia il soggetto di quell'errore. Operazione autodistruttiva, per l'appunto.
Eppure sembra di trovarsi su di una corsa irrefrenabile verso il suicidio psicologico, perché l'unica via d'uscita è pensare a cose positive, al fatto che non tutto sia da demolire... ma questo fa davvero troppa paura! Paura di scoprirsi conniventi con chi ci ha fatto soffrire, paura di arrivare a perdonare quello che ci è stato fatto. Non sfiora nemmeno il cervello che si tratti di due cose completamente differenti: infatti vedere con chiarezza ciò che è stato vissuto significa riconciliarsi con il passato, mentre perdonare è un'azione che si compie nel presente, e non è necessariamente richiesta.
Il panico, il dolore e la stanchezza hanno fortunatamente avuto il potere di svegliarmi, prima di soccombere (una personale caratteristica che trovo sempre molto utile), e i sogni mi hanno aiutata a vedere ciò che la mia mente si rifiutava di accettare.
Finché ieri sera mi sono accorta che un'azione stupida come mettermi la crema sulle gambe, prima di andare a dormire, è un indice ben preciso del mio stato di salute psichico (ieri sera, tanto per cominciare, l'ho messa - fosse anche solo per scaramanzia): era già qualche giorno che stavo male. Più che qualche giorno, anzi, è stato un latente e intero periodo di buio! Ecco, proprio ieri, a coronamento di una banale abitudine temporaneamente persa, ho trovato il coraggio - oltre che la forza - di capire una cosa in più: conviene sempre ascoltare i propri fantasmi.
Andare avanti a demolire una persona che si è scelta per anni porta solo alla distruzione. Non c'è niente e nessuno che mi chieda di prendere posizioni nei suoi confronti, ora, ma il mio passato ingarbugliato meritava da parte mia l'attenzione che si rivolge alla verità.
Ho voluto tagliare di netto con la mia storia, senza rispettarla, e ho lasciato indietro una parte di me che voleva solo continuare a crescere nel futuro con le sue colpe, le sue sofferenze, gli sbagli, le risate, le belle giornate, le lacrime, le ansie, i baci e gli sguardi. C'ero anche io. Come ho fatto ad incastrarmi a pensare che sia stato tutto solo male? Certamente lo è stato alla fine, ma perché prendermela indiscriminatamente con quello che ho vissuto prima?
La paura che se avessi ricordato davvero sarei stata meno forte è semplicemente illusoria, e deve sparire. Niente al mondo mi farà dimenticare il motivo per cui me ne sono andata, il perché restare nei giochi mi avrebbe fatto troppo male. E' stata una decisione giusta, della quale non mi pentirò mai. Perché dovrei pentirmi del resto? Ho sempre fatto tutto quanto era in mio potere proprio perché non dovessi mai trovarmi a rimpiangere niente. Come ho potuto dimenticarlo?
Adesso? Sono sola, e non mi sono mai sentita più autentica, d'altra parte mi rendo conto solo ora, davvero, di quanto sia difficile per me fidarmi. Paura anche questa? Indubbiamente, ma per una volta, forse, non è richiesto solo il mio sforzo per superarla. Su questo solo il futuro si pronuncerà.

Un'ultima nota: credo che i bambini siano gli unici ad aver capito come usare gli stivali di gomma quando piove!

giovedì 3 novembre 2011

Assenza

"C'è troppo bianco, qui. Tu vuoi che siamo troppo bianchi.
Io voglio il giallo (no, non il grigio, proprio il giallo: il bianco sporco).
Voglio che usciamo in strada, che ci teniamo per mano, che ci guardiamo negli occhi e ci vediamo per quelli che siamo davvero: sporchi.
Voglio che solo dopo, stanchi ma felici, portiamo il giallo in questa stanza, e solo così, infine, facciamo l'amore".

Ho cercato di dire cose ben più esplicite nella realtà, e non mi aspetto che mi si capisca in un sogno. Qualsiasi cosa avessi potuto dire ecco cos'era veramente importante: è sempre stato il bianco quello che voleva, la perfezione.
Io? Tra esami, stanchezza e clausura non faccio altro che pensare che è tutto qui quello che vorrei trovare dall'amore: tanto giallo.

























Le mie scuse per l'assenza.

mercoledì 5 ottobre 2011

What's my age again?

Agitata ed eccitata.
Non riesco a concentrarmi come ieri su quello che devo fare, perché trovo sempre priorità diverse rispetto alla tesina che devo fare su Parenzo (sempre che non mi ricordi che sto cercando di correre contro il tempo per tentare di stare il più tranquilla possibile dopo).
Sono piena di ansie - è il periodo -, ma almeno una penso di averla quanto meno attentuata: oggi ho chiacchierato, dopo un mese che non ci sentivamo, con il ragazzo che-ha-scelto-sé-stesso e ho la sensazione di aver riacquistato un po' di punti di forza. La verità è che, forse, quel poco che è successo fra noi non doveva neanche cominciare, ma credo che una bella amicizia possa continuare anche da qui, e non voglio che pensi nemmeno lontanamente che io non sia ben disposta nei suoi confronti. E anche questa è fatta!
Ieri sera ho conosciuto la mia nuova coinquilina, A., una piccola pazza che sembra promettere bene e che assomiglia un po' ad un folletto dispettoso, al quale si deve ricordare sempre di rispondere con una risata.
Se da una parte è arrivata A., dall'altra c'è il mondo della mia amica storica S., con la quale sono uscita un paio d'ore, per salutarla prima di sprofondare nell'oblio degli impegni che mi nasconderanno all'umanità fino a metà novembre. La sua è una vita ormai fatta di numeri, che siano anni o euro, un futuro prossimo che prevede mutui sulla casa - quella che un giorno ospiterà i suoi figli - ed eventuali secondi lavori, per sopperire ad eventuali carenze lavorative, dovute ad altrettanto eventuali maternità.

Non sono indietro con gli studi e ormai sto finendo una scuola post-lauream, ma è come se mi sentissi da qualche parte fra A. ed S., nell'impossibilità di avere ancora vent'anni e nella paura di ridurre la mia vita a dei calcoli (che, sono sicura, la mia amica comunque viva con serenità).
Aspetterò il momento in cui, ricevuto il diploma, dovrò fare i conti con la domanda dei salti-nel-vuoto per eccellenza: "E adesso?".




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