Agitata ed eccitata.
Non riesco a concentrarmi come ieri su quello che devo fare, perché trovo sempre priorità diverse rispetto alla tesina che devo fare su Parenzo (sempre che non mi ricordi che sto cercando di correre contro il tempo per tentare di stare il più tranquilla possibile dopo).
Sono piena di ansie - è il periodo -, ma almeno una penso di averla quanto meno attentuata: oggi ho chiacchierato, dopo un mese che non ci sentivamo, con il ragazzo che-ha-scelto-sé-stesso e ho la sensazione di aver riacquistato un po' di punti di forza. La verità è che, forse, quel poco che è successo fra noi non doveva neanche cominciare, ma credo che una bella amicizia possa continuare anche da qui, e non voglio che pensi nemmeno lontanamente che io non sia ben disposta nei suoi confronti. E anche questa è fatta!
Ieri sera ho conosciuto la mia nuova coinquilina, A., una piccola pazza che sembra promettere bene e che assomiglia un po' ad un folletto dispettoso, al quale si deve ricordare sempre di rispondere con una risata.
Se da una parte è arrivata A., dall'altra c'è il mondo della mia amica storica S., con la quale sono uscita un paio d'ore, per salutarla prima di sprofondare nell'oblio degli impegni che mi nasconderanno all'umanità fino a metà novembre. La sua è una vita ormai fatta di numeri, che siano anni o euro, un futuro prossimo che prevede mutui sulla casa - quella che un giorno ospiterà i suoi figli - ed eventuali secondi lavori, per sopperire ad eventuali carenze lavorative, dovute ad altrettanto eventuali maternità.
Non sono indietro con gli studi e ormai sto finendo una scuola post-lauream, ma è come se mi sentissi da qualche parte fra A. ed S., nell'impossibilità di avere ancora vent'anni e nella paura di ridurre la mia vita a dei calcoli (che, sono sicura, la mia amica comunque viva con serenità).
Aspetterò il momento in cui, ricevuto il diploma, dovrò fare i conti con la domanda dei salti-nel-vuoto per eccellenza: "E adesso?".

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