Per lavoro sono finita a scavare a 2200 metri per una settimana. Consapevole degli effetti che ha su di me la montagna, benefici e maliconici, per l'occasione sono partita con un bagaglio mentale da alleggerire in quota. Ho portato con me un libro e il mio taccuino da riempire ma, mi sorprende dire, non mi sono serviti. Ho scoperto che la fatica svuota la mente, che il silenzio porta risposte, che le risate sono panacee, che la vita degli altri è meditazione. Così eccomi a dare un senso più positivo e leggero a quello su cui stavo rimuginando prima di partire, che non smette di avere, per me, un senso profondo.
Camminando sulla strada della vita sembra che tutto scivoli via leggero, quasi istintivamente, che ogni cosa conduca a conseguenze considerate inevitabili. Lungo la via si prendono troppo spesso decisioni inconsapevoli, si saltano bivi considerati di marginale importanza. Non si solleva quasi mai lo sguardo dallo sterrato, dalle buche, dalle salite all'orizzonte, dalle agognate discese, e si perdono i paesaggi verdi e sconfinati, i cieli azzurri, le nubi bianche e quelle nere.
Non ci si accorge nemmeno dei rumori, neanche i più chiassosi, come quelli che salgono dai cortei che ti si affiancano lungo il cammino, composti da voci dissonanti, urlati dalle Convinzioni. Può essere addirittura ignorato anche chi, non invitato, ci accompagna e ci tiene la mano, bene intenzionato a non lasciarla: l'Orgoglio. Egli, a volte, grida più forte di tutto il resto, riesce a confondere persino l'Amore, che pervade ogni singolo passo. La confusione può essere fatale e nella mia vita ho ascoltato fin troppo Orgoglio, senza sentire quello che aveva da dire tutto ciò che mi circondava.
Ognuno di noi ha la capacità di essere sincero con sé stesso, di non arrendersi alle bugie, create per preservarsi da una inutile vergogna. Non possiamo arrenderci alle nostre stesse lusinghe, dobbiamo pretendere Verità per noi stessi, sempre. Se la Verità riesce a squarciare il velo, se i nostri occhi possono accorgersi dell'inganno allora, nel preciso istante in cui riusciamo a scorgere il nostro nemico, dovremmo avere il coraggio di fermarci e dirci:
Non è davvero questa la strada che dovrei continuare a percorrere, mi sta conducendo in luoghi distanti da me, mi sta allontanando dal mio essere, già riscoperto e così facilmente abbandonato. Questa strada può solo portarmi a prendere in prestito pensieri di qualcun altro, a temere le sue paure, a soffrire le sue gioie. A puntare ad obiettivi che non si vorrebbero realmente raggiungere.
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