sabato 23 aprile 2011

Saggezza protostorica

In questi giorni sento il profumo delle mie origini. I pensieri per mezzo dei quali sono nata e sono diventata quella che sono. Sono convinita di aver messo le mie radici (per quanto mobili) nell'estate della mia III media, quando ho visto il mondo con occhi diversi, o meglio, quando sono riuscita a dare un senso a quello che avevo sempre visto. Tutto troppo verde, tutto troppo azzurro, tutto troppo penetrante. Mi faceva male al cuore dalla bellezza, dal fascino, dal mistero che scorgevo in ogni cosa. Ho sempre inventato vite sconosciute in qualsiasi anfratto boscoso, ho sempre percepito il fremere della natura, e al centro di essa, e con essa, noi. Noi nel rispetto e nel sacrificio, per servire ed essere serviti.
Da qualche parte ho sempre saputo che abbiamo perso qualcosa, in effetti abbiamo perso la storia. Da piccola questo non lo comprendevo, forse lo percepivo, ma continuavo a tendere felice e malinconica, a tratti ebbra, verso il nostro passato, verso la nostra anima più nascosta. La sentivo come se chiamasse.
Credo di aver individuato la mia più grande passione nel medioevo proprio per queste ragioni. L'età di mezzo, di passaggio, il momento in cui siamo cambiati. Un'età di confusione sprituale e umana che dovevo conoscere per capire dove ci eravamo persi, e necessaria per tornare a riflettere. Una sorta di guado obbligato, che non è possibile saltare, per comprendere le nostre più remote origini a partire dalla nostra attuale cultura.
Quando sono diventata più grande la vita, quella di tutti i giorni, si è gradualmente insinuata in me, e ha fatto nascere nuovi rami, fiori colorati, brillanti resine, cortecce resistenti. Si può dire che in parte mi abbia distratta, perché ho lasciato che tutto quel nuovo sfolgorìo mi distogliesse dal rammentarmi le mie radici, come se fossero qualcosa di scontato.
Ecco credo di essermi improvvisamente ricordata del luogo dal quale provengo, di ciò che dovrei ringraziare ogni giorno, del mio spirito più puro. Rispetto e ammiro culture diverse dalle mie, che mi hanno accompagnata fin qua, in tondo, per ritrovare me stessa, ma non mi appartengono, e credo non mi apparterranno mai.
Vengo dalla terra, dai boschi e dalle rovine, dal lago, dalle spiagge, da un mondo che non esiste, perché c'è solo nella storia, e da uno che non è mai esistito, ma continua a vivere nelle nostre tradizioni.
Amo il mio lavoro, perché è l'unico mezzo col quale posso sfiorare l'impellente richiamo che sento, il magone che mi trascina indietro, sopra il tempo.
Avevo scordato, ma eccomi.

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