giovedì 21 aprile 2011

Questione di tono

Alcune frasi non sono sbagliate di loro, ma dalla loro anima, dal loro soffio vitale dipende ciò che vogliamo comunicare.
Mi sono imbattuta in una citazione meravigliosamente perfetta, eppure in apparente contraddizione su quanto ho scritto riguardo al "continuare". Penso che la vita prosegua, mi sembra un'ovvietà, eppure dipende dalla qualità che si dà ad essa, e in questo caso non si tratta né di "ricominciare" rinnegando, né di "continuare" come se niente fosse.
Deve esserci qualcosa di diverso, altrimenti, in effetti, non si continua proprio un tubo, semplicemente si persevera. Inutile dirlo, ma "Errare è umano, perseverare è diabolico".
Così, quando dopo una disgrazia, di qualsiasi entità, ci si sente dire "La vita continua", percepiamo che c'è qualcosa di leggero, in quel tono di voce. E' una frase fatta, una consolazione ovvia, un niente infinito. Non so cosa si potrebbe dire in certe occasioni, ma non certo questo. Suona quasi come un "Rassegnati, hai vissuto così fino adesso, dovresti continuare a farlo".
Ecco la citazione, sono piccolezze, ma mi ha fatto riflettere:

"Di solito capita che tutto torni come prima, senza mediazioni, per inerzia, per reazione meccanica, a nostre spese, in una storia che precipita incessantemente nel passato riverberando insensatezza sul presente (...). "La vita continua" si ripete a coloro che sostano nella sventura che li ha colpiti, da cui vengono distolti per le ragioni del buon senso, che sono anche quelle della nostra paura del tutto e niente". (L. Muraro)

Superfluo dire che io non ci sto.

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