E' sufficiente riconoscere orizzonti di senso per riacquistare forza vivifica. Intravederli è farsi lasciare abbagliare. L'apnea è solo una temporanea conseguenza, come lo sguardo implorante lanciato, in quel momento, verso tutti quelli che stanno a vedere, probabilmente senza accorgersi di cosa stanno guardando. Quello sguardo implorante è invece una richiesta, un esserci che pretenderebbe l'esistenza altrui. In quegli istanti di consapevole assenza di soluzioni, forse, sarebbe invece giusto chiedere aiuto a sé stessi e sbrogliare una matassa intricata. Troppo spesso si vorrebbe insegnare ad altri ciò che si è appena appreso, qualcosa che forse non si è ancora iniziato ad interiorizzare e che magari ci si sta ancora finendo di domandare.
Siamo chiamati alla comprensione, con un po' di timore, ma con sicura fiducia.
Quanto si decide dove finisce l'inadeguatezza, e quanto invece si dovrebbe attendere, lungo il cammino, che si diradi da sola?
Perché ho bisogno di comunicare tutto questo e per quale motivo lo concepisco proprio per condividerlo? Serve a me stessa in quanto tale o mostra la sua efficacia solo quando ritorna a me dopo essere stato donato?
O imposto?
Dove finisce il donare ed inizia l'imposizione? Già esporre questo dubbio è un po' appellarmi ad una assoluzione.
OGNUNO HA UN "SEGRETO". DEVO DAVVERO DIRLO? Questa domanda non esiste se è l'"altro" che viene in aiuto, e che inizia un dialogo. Dal dialogo nasce una reazione, e da questa una relazione.
Perciò mi dico: qualcuno dovrà pure iniziare! Ed inizio, sebbene non proprio convinta, io.
Possiamo stare, tutti, con miliardi di sorrisi, consapevoli che aprire le proprie cornici di pensiero è una chiamata alla quale non possiamo permetterci di non rispondere?
La fede dell'umanità: amare, comprendere le proprie volontà, crescere, trasformarsi, rinascere e ricominciare. Essere liberi di partecipare a tutto questo.

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