In fondo, quando ci si prepara per una serata, di qualsiasi tipo, l'ora abbondante che serve a noi donne per agghindarci è essenziale per sentirci bene con noi stesse. Perfino la scelta demandata ad un accessorio piuttosto che ad un altro dovrebbe trasudare la nostra personalità. Eccoci, bandiere di una corrente di pensiero, uscire allo scoperto consapevoli che il nostro primo impatto sugli altri sarà necessariamente rivolto a bandiere simili.Sbagliato, ve lo siete mai chieste perché non funziona mai?
Festa da amici con folle di potenziali sconosciuti o serate in locali tra l'alternativo e l'impegnato danno sempre lo stesso risultato.
Mi guardo intorno: facce simpatiche, un paio di tipi carini (magari ce n'è uno che travalica qualsiasi umana definizione, ma solitamente è accompagnato), qualcuno che conosco, qualcuno che conoscono i miei amici, insomma me la passo. Prendo confidenza e mi azzardo ad andare a prendere qualcosa da bere, da sola. Questa è una mossa che lì per lì una non ci pensa, ma è una dichiarazione di "scesa in campo" che non andrebbe sottovalutata, è come andare in giro con una freccia luminosa sulla testa. Problema della freccia: non servirà mai ad avvicinare persone che ti avevano già notata quando eri in gruppo, quindi rimangono i miopi nel cervello che sembra sempre non abbiano mai niente da perdere e si gettano sulla tua miserabile ed ignara carcassa come animali spazzini.
"Permesso..."
"Oh, scusa. Ciao!"
"Ciao...". Mia occhiata per saggiare potenziale molestatore. Pensiero: potrebbe essere normale. Sorriso conciliatore di circostanza: non ti sto giudicando (quant'è falso).
"Come ti chiami?"
Che male c'è a dire i mio nome? "Chiara"
"Come mai qui?"
Questa è una domanda che spalanca i più remoti orizzonti di possibilità. A questo punto, per rispondere in modo esaustivo, forse dovrei raccontargli almeno almeno l'ultimo anno della mia vita. "... Sono qui con amici"
"Ma sei di queste parti?"
"No, abito in *talecittà*"
"Davvero? Esco spesso in *talecittà*!"
Se in *talecittà* langue la vita sociale, a questo punto è scontato che, dall'alto della vostra integerrima convinzione, si potrebbe uscire a fare quattro chiacchiere senza impegno e fare nuove conoscenze. Vi rilasserete. "Evviva! Conosco poche persone là!".
Mai smettere di ascoltare le vocine interiori. Mai essere così fiduciosi che questa persona vi stia parando solo perché vuole conoscervi. Ci sta provando, è matematico. Ma perché essere così pregiudizievoli?
"E come mai abiti in *talecittà*? Cosa fai di bello?"
Pensieri random: ho appena concluso una convivenza andata male, mi appresto a trasferirmi, carica del mio recente fallimento, con un'amica, non conosco nessuno, non voglio pensare che tutte le persone che mi parlano abbiano un secondo fine oltre a quello di fare quattro chiacchiere. Purtroppo sbrodolo tutto questo, caoticamente (senza il pensiero finale, che poi è quello che mi fa dire tutto). Errore mortale. L'altra persona finge comprensione. L'interessamento invece è vero.
"Beh, potremmo scambiarci i numeri, così ci mettiamo d'accordo per vederci in *talecittà*.
Qui sarete di fronte ad un bivio:
a) Sto sulle mie, lo saluto cordialmente e vado a prendere da bere. Così la persona si irrigidirà e la conoscenza del vero se stesso terminerà;
b) Cercare, di nuovo, di superare i pregiudizi nei suoi confronti e dargli la possibilità di rivelarsi per quello che è: dargli il numero (avvertenza: a questo punto la vostra smania di essere una persona per bene che non ha idee preconcette rasenta la cosiddetta "coglionaggine").
Non ho scusanti, ho scelto la b).
Il tipo si rilassa, è ovvio: è fatta.
"Che cosa fai nella vita?"
"L'archeologa"
Sì, questa parola può causare epilessia, andrebbe usata con cautela.
"Noooooo! Che bello! Ho sempre sognato fare l'archeologo" (primo cliché affondato) "e in Egitto ci sei andata?" (secondo cliché affondato) "Sai che quando ero piccolo mi piacevano i dinosauri?" (è troppo).
Risatina nervosa. "Eh... sì, bello, ma non ci occupiamo di dinosauri"
"Io guardo sempre i programmi in televisione sull'archeologia e quelle cose lì". Chissà cosa sono "quelle-cose-lì"? "Tipo Voyager".
Tento inutilmente di fermarlo. I discorsi successivi verteranno su alieni, cerchi nel grano, sedute spiritiche, fantasmi e uomini falena. E tutto quello che riesco a pensare è: gli ho dato il mio numero. gli ho dato il mio numero. gli ho dato il...
Se avete degli amici che vi vogliono veramente bene, ora, noteranno la vostra involontaria smorfia di supplica e vi salveranno. A me, fortunatamente, è successo. Contate che, altrimenti, il mio infinito rispetto per le persone mi avrebbe impedito di dirgli deliberatamente che aveva irrimediabilmente rotto il cazzo, e che oltretutto era un ignorante.
A fine serata, illesa ma con il pensiero del mio numero nelle mani di un pazzo, salgo in macchina.
Per un attimo mi fermo. "Ma perché diavolo non si è accorto di come ero vestita?"
Let me tell you a little secret...
RispondiEliminaA quelli della nostra specie non interessa molto il modo di vestire. In genere ognuno di noi si alza, piglia la prima cosa che trova nell'armadio e senza nemmeno guardarla la indossa.
Per questo motivo, non si fa nemmeno caso a quello che indossano le altre persone, a meno che non sia qualcosa che attira estremamente l'attenzione come una maglietta dei simpson con la tipica frase "ciucciati il calzino".
Se trovi qualcuno che nota davvero come ti sei vestita, è solo perche' qualche altra ragazza gli ha detto che avrebbe apprezzato qualche parola sul suo nuovo vestito, e generalmente quello che ti sentiresti dire è "ma che bel vestito" nulla di più, e generalmente non è mai vero.
Per quanto riguarda i dinosauri e voyager, credo che sia stato un modo carino per farsi raccontare qualcosa in più del tuo mondo. Ovviamente nessuno conosce il "lavoro degli altri", se uno ti dice geometra pensi subito alla costruzione di una casa, un informatico è uno che monta i computer, un meccanico è quello che ti ripara il fanale. Anche se in realtà nessuna di queste tre cose riflette il vero lavoro quotidiano.
Leggere il tuo blog è davvero un piacere, non e' che potresti scrivere "la conversazione perfetta" dal tuo punto di vista? dando, cosi, un opportunità ai vari lettori di capire qualcosa in più dell'altro mondo.
:)
RispondiEliminaEra, in effetti, una provocazione. Un pensiero che avevo formulato in questi giorni riguardo alla mia eccessiva attenzione su come mi pongo di fronte agli altri... e al vestito, perché no?
Quant'è vero, Moritz, che "quelli della vostra specie" non notano tutto questo, eppure, devo dire la verità, ho incontrato nella mia vita più di un uomo che si è accorto di particolari, anche insignificanti, del mio abbigliamento o di quello di uomini e donne in generale. Ogni volta che è successo, almeno a me, non ho gongolato per il complimento (considerato che molto spesso erano amici di vecchia data o persone completamente disinteressate a me in quel senso), ma ho sempre scorto in quello che notavano una parte di me di cui si erano piacevolmente accorti. Io faccio in primis lo stesso e, credimi, non per elargire adulazioni, o per sentirmi dire altrettanto.
Dinosauri e voyager? Purtroppo è successo veramente, di fatto questo racconto (volutamente ironico ed eccessivo)è il riassunto di una serata trascorsa quest'estate, dopo la quale ho subito colto il lato tremendamente ironico della scena! :)
Volevo (e un po' il tuo commento me lo conferma) suscitare reazioni e soprattutto ilarità, perciò spero di non aver offeso nessuno.
Coglierò invece il tuo ultimo apprezzamento sul mio blog ignorando deliberatamente che potrebbe esserci un'eventuale vena sarcastica (così sono contenta :D), perciò ti ringrazio!
Penserò alla tua proposta di delineare un dialogo tipo, nonostante sia una sfida affatto semplice!
Ancora grazie!
Chiara
Senza nessuna offesa a te Moritz, ma se dici che giustamente i geometri fanno le case, gli informatici sistemano i computer e i meccanici riparano i fanali, d'altra parte gli archeologi non studiano gli alieni nè gli uomini falena!!!
RispondiEliminaIl discorso è questo....se tu mi dici "nella vita faccio il geometra" penso potrebbe metterti a disagio sentirti rispondere "daiiiiii...io giocavo coi lego e disegnavo i progetti delle navicelle spaziali" o mi sbaglio?
Illuminami...
Maria
@Maria nessuna offesa, stavo solo cercando di mettermi nei panni del tipo, forse un po' imbarazzato e in difficoltà dopo la risposta di chiara.
RispondiEliminaIo non sono un grande conversatore, e forse sarei finito a dirgli le stesse cose, anche se sicuramente non sarei arrivato a voyager e agli alieni :D
A questo punto mi riaggancio alla mia richiesta a chiara, del post "la conversazione perfetta".
Come ci si deve comportare in queste situazioni?
A: Che fai nella vita?
B: (e.g.) archeologa
Pensieri di A: figata!!! ma che roba è? la tv mi dice egitto, scoperte varie ecc. Ops.. son 10 minuti che penso.. devo dirgli qualcosa
A: e in Egitto ci sei andata?
Pensieri di B: ...e ti pareva
Pensieri di A: porc.. e adesso?
...
No davvero, son serio, come ci si comporta in queste situazioni? si fa finta di niente e si passa ad un altro argomento, si spara una domanda vaga del tipo "ma dai... racconta un po'. O altro?